Teologia protestante
Soteriologia
La dottrina della salvezza: giustificazione, calvinismo e arminianesimo, TULIP, espiazione, questioni ecumeniche
La soteriologia, da σωτηρία, è la dottrina della salvezza dell’uomo. Nessun altro locus ha segnato la Riforma in modo più decisivo: articulus stantis vel cadentis ecclesiae, «l’articolo con cui la Chiesa sta in piedi o cade» (Lutero).
La giustificazione forense
I riformatori, Lutero, Melantone e Calvino, hanno elaborato la dottrina della giustificazione forense: Dio dichiara giusto il peccatore mediante l’imputazione della giustizia di Cristo. Si tratta di un atto giuridico esterno e non di un processo di trasformazione interiore, e lo si riceve per sola fede, non per le opere né per i sacramenti.
La duplice imputazione e il «lieto scambio»
La duplice imputazione comporta due movimenti. I peccati degli eletti sono imputati a Cristo, che li porta sulla croce (2 Cor 5,21; Is 53,5-6). E la giustizia attiva di Cristo, ossia l’intera sua vita di obbedienza perfetta alla Legge, è imputata al credente (Rm 4,3; Fil 3,9). È il fröhlicher Wechsel, il lieto scambio: il nostro peccato contro la sua giustizia.
Forense. Dio dichiara giusto il peccatore; non lo rende giusto nel suo essere. Atto giuridico e non trasformazione ontologica, ricevuto per sola fede (sola fide), indipendentemente dalle opere. Giustificazione e santificazione si distinguono senza mai separarsi.
Rm 3,28; 4,3; Ef 2,8-9; Fil 3,9 — Lutero, WA 40/1; Calvino, Istituzione III.11-14
Teosi (θέωσις). La salvezza come divinizzazione mediante la partecipazione alle energie divine (Palamas, XIV secolo). Categoria partecipativa e ontologica anziché giuridica; quella forense è giudicata troppo angusta. Cristo ha assunto la nostra natura perché noi partecipassimo della natura divina (2 Pt 1,4).
Atanasio, De incarnatione 54; Palamas, Triadi; Lossky, Teologia mistica
Trasformante e infusa. La giustificazione è una reale infusione di grazia che rende il peccatore interiormente giusto e non soltanto dichiarato tale. Concilio di Trento, sessione VI (1547): la giustificazione non è solo remissione dei peccati, ma santificazione e rinnovamento dell’uomo interiore.
Trento, sess. VI, cap. 7 (DH 1528); decreto sulla giustificazione (1547); CCC §§ 1987-1995
Giustificazione e santificazione
| Aspetto | Giustificazione | Santificazione |
|---|---|---|
| Natura | Atto giuridico unico e compiuto | Processo progressivo di trasformazione |
| Fondamento | La giustizia di Cristo, imputata | L’opera dello Spirito Santo |
| Mezzo | La sola fede (sola fide) | Fede, obbedienza, sacramenti |
| Compimento | Intera e perfetta fin dall’origine | Graduale, crescente fino alla glorificazione |
| Testi di riferimento | Rm 3,28; 4,3; 5,1 | Rm 6-8; 2 Cor 3,18; Fil 2,12-13 |
Simul iustus et peccator
«Insieme giusto e peccatore»: la formula paradossale di Lutero descrive la condizione del credente, pienamente giusto davanti a Dio per l’imputazione della giustizia di Cristo (coram Deo) e insieme ancora peccatore in se stesso (in se). La tensione sospinge la santificazione senza mai mettere in questione la giustificazione.
La divisione interna più profonda del protestantesimo riguarda il rapporto fra sovranità divina e libertà umana nella salvezza. Entrambe le posizioni affermano sola gratia e sola fide; divergono sul modo in cui la grazia è dispensata.
Calvinismo e arminianesimo
| Questione | Calvinismo | Arminianesimo |
|---|---|---|
| Elezione | Incondizionata: Dio elegge secondo il suo sovrano beneplacito, non in base a una fede prevista (Ef 1,4-5; Rm 9,11) | Condizionata: Dio elegge coloro dei quali prevede che crederanno liberamente (praescientia) |
| Grazia | Irresistibile: rinnova la volontà dall’interno, sicché l’eletto viene a Cristo liberamente e con gioia | Resistibile: la grazia preveniente restituisce la libertà e può essere rifiutata |
| Perseveranza | Perseveranza dei santi: gli eletti non possono perdere definitivamente la salvezza (Gv 10,28-29) | L’apostasia è possibile; una disobbedienza persistente può compromettere la salvezza |
| Espiazione | Espiazione definita: Cristo muore efficacemente per gli eletti (Gv 17,9; Ef 5,25) | Espiazione universale: Cristo muore per tutti, efficacemente per chi crede |
| Rappresentanti | Calvino, Beza, Dordrecht (1619), Westminster (1647), Bavinck, Berkhof | Arminio (†1609), Wesley, teologia metodista e pentecostale |
Il sinodo di Dordrecht (1618-1619)
Il sinodo di Dordrecht fu un sinodo riformato internazionale, convocato su richiesta degli Stati Generali per rispondere alle cinque Rimostranze arminiane del 1610. Vi presero parte delegazioni da tutta l’Europa riformata: Inghilterra, Svizzera, Palatinato e Francia. I Canoni di Dordrecht (1619) formularono i cinque punti del calvinismo, poi riassunti nell’acronimo TULIP.
Il dibattito oggi
La tensione fra calvinismo e arminianesimo rimane la principale linea di frattura interna al protestantesimo e attraversa i confini confessionali: vi sono battisti calvinisti, come Spurgeon e Piper, e presbiteriani arminiani. Proposte più recenti complicano lo schema binario, fra cui il molinismo, ripreso da alcuni gesuiti ed evangelicali, e il teismo aperto di Boyd e Sanders. Dagli anni Novanta il New Calvinism segna una notevole rinascita del calvinismo a cinque punti nel mondo anglofono.
TULIP è un acronimo inglese coniato nel Novecento da Loraine Boettner nel 1932 per designare i cinque capi dei Canoni di Dordrecht. Non costituisce una teologia esaustiva, ma una risposta puntuale alle cinque Rimostranze arminiane.
I cinque punti
T — Depravazione totale
La caduta di Adamo ha corrotto l’intera natura umana: intelletto, volontà, affetti e corpo. L’uomo è spiritualmente morto (Ef 2,1) e non può, con le proprie forze, desiderare la salvezza, pentirsi o credere. «Totale» non significa che ciascuno sia tanto malvagio quanto potrebbe essere, ma che ogni facoltà è intaccata dal peccato. Fondamento scritturistico: Rm 3,10-12; Gv 6,44; 1 Cor 2,14; Ger 17,9.
U — Elezione incondizionata
Prima della creazione Dio ha sovranamente scelto alcuni alla salvezza, non in base a opere o a una fede previste, ma secondo il solo beneplacito della sua volontà (Ef 1,4-5; Rm 9,11). Nessuna condizione umana deve essere soddisfatta. La questione della «doppia predestinazione», ossia del lasciare i non eletti nella loro meritata condanna, resta discussa fra gli stessi calvinisti secondo le posizioni infralapsaria e supralapsaria.
L — Espiazione definita
Cristo ha espiato efficacemente i peccati degli eletti e non ha soltanto reso possibile la salvezza per tutti. La distinzione è classica fin da Pietro Lombardo: «sufficiente per tutti, efficace per gli eletti» (sufficiens omnibus, efficax electis). È il punto più contestato, anche fra i calvinisti, molti dei quali preferiscono parlare di «espiazione definita» o di «redenzione particolare». Fondamento: Gv 10,15; 17,9; Ef 5,25; Mc 10,45.
I — Grazia efficace
La grazia efficace rinnova la volontà dall’interno, sicché l’eletto vuole liberamente e con gioia venire a Cristo. La formula agostiniana lo esprime così: Dio fa sì che noi vogliamo ciò che egli vuole che vogliamo. La grazia dunque non costringe la volontà, la libera. Fondamento: Gv 6,37.44; At 13,48; Rm 8,30; 1 Cor 1,24.
P — Perseveranza dei santi
Coloro che Dio ha rigenerato, giustificato e adottato non possono perdere definitivamente la salvezza. Possono peccare gravemente e attraversare lunghi periodi di aridità spirituale, ma nessuno può strapparli dalla mano di Dio (Gv 10,28-29; Rm 8,38-39; Fil 1,6; 1 Pt 1,5). La certezza della salvezza è una possibilità normale per il credente e non una presunzione; si distingue dalla certezza soggettiva, che può oscillare.
La questione di che cosa sia avvenuto sulla croce ha generato diverse teorie, non mutuamente esclusive ma che pesano dimensioni differenti di un medesimo evento. La confessione protestante pone al centro la sostituzione penale senza negare le altre.
Le teorie dell’espiazione
| Teoria | Tradizione | Tesi centrale | Fondamento |
|---|---|---|---|
| Sostituzione penale | Teologia riformata (Calvino, Owen) | Cristo porta al posto dei peccatori la pena a loro dovuta. La giustizia di Dio è soddisfatta e i peccati degli eletti sono imputati a Cristo. | Is 53,5-6; Rm 3,25; 2 Cor 5,21; Gal 3,13; 1 Pt 2,24 |
| Christus Victor | Teologia ortodossa; Lutero | Sulla croce Cristo trionfa sulle potenze della morte, del peccato e del diavolo; la risurrezione corona la vittoria. Aulén (1931) ne ha riproposto la centralità. | Col 2,15; 1 Gv 3,8; Eb 2,14-15; Ap 5,5 |
| Soddisfazione | Scolastica cattolica | Il peccato è offesa alla dignità infinita di Dio e richiede una soddisfazione infinita; solo il Dio-uomo può offrirla. | Rm 3,25; Eb 9,12-14 — Anselmo, Cur Deus homo (1098) |
| Influenza morale | Teologia protestante liberale | La croce è l’esempio supremo dell’amore di Dio, che muove l’uomo al pentimento e all’amore. Nessuna espiazione oggettiva; giudicata insufficiente dalla teologia riformata. | Rm 5,8; 1 Gv 4,10 — Abelardo, XII secolo |
Le quattro dimensioni complementari
La confessione protestante tiene la sostituzione penale per fondamento (Is 53; Rm 3,25-26), affermando insieme quattro dimensioni complementari di un solo evento: la propiziazione (ἱλαστήριον), il riscatto (λύτρον), la riconciliazione (καταλλαγή) e la redenzione (ἀπολύτρωσις). Tali categorie si completano a vicenda e solo prese insieme danno una teologia adeguata della croce.
La dottrina della giustificazione è stata dal 1517 la causa principale della separazione fra protestantesimo e cattolicesimo. La Dichiarazione congiunta del 1999 segna una tappa storica, di cui occorre però misurare anche i limiti.
La Dichiarazione congiunta del 1999
La Dichiarazione stabilisce che le condanne reciproche del Cinquecento, gli anatemi tridentini e i rigetti luterani, non colpiscono le dottrine oggi insegnate dall’una e dall’altra parte. La Comunione mondiale delle Chiese riformate vi ha aderito nel 2017, il Consiglio metodista mondiale nel 2016.
I limiti della Dichiarazione
| Questione | Trattamento nella Dichiarazione |
|---|---|
| Imputazione della giustizia di Cristo | Non esplicitamente risolta: è la difficoltà centrale per i riformati confessanti |
| Giustificazione forense o infusa | Consenso sul piano della grazia, ma la differenza fra registro giuridico e registro ontologico permane |
| Anatemi tridentini | Non abrogati ma «contestualizzati», il che molti teologi luterani e riformati giudicano insoddisfacente |
| Merito delle opere | Accenti divergenti, malgrado l’accordo sul primato della grazia |
«Quali che siano i compromessi storici della Dichiarazione, la questione resta: Dio ha, sulla croce, imputato a Cristo il peccato del credente? La soteriologia riformata sta o cade con questa precisa risposta.»
Fonti primarie
- Lutero, Martin. Il servo arbitrio (1525). Torino: Claudiana, 1993.
- Calvino, Giovanni. Istituzione della religione cristiana III.11-24 (1559). Torino: UTET, 1971.
- Concilio di Trento. Decreto sulla giustificazione (1547). DH 1520-1583.
- Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione. FLM e Vaticano, 1999.
Studi
- McGrath, Alister E. Iustitia Dei. 4ª ed. Cambridge: Cambridge University Press, 2020.
- Muller, Richard A. Calvin and the Reformed Tradition. Grand Rapids: Baker Academic, 2012.
- Vinay, Valdo. La Riforma protestante. Brescia: Paideia, 1970.
Verifica — Soteriologia
Che cos’è la giustificazione forense secondo Lutero e Calvino?
- Una reale trasformazione interiore per infusione di grazia
- Un atto giuridico con cui Dio dichiara giusto il peccatore, imputandogli la giustizia di Cristo
- Un processo progressivo di divinizzazione (teosi)
- La ricezione dei sacramenti che conferiscono la grazia abituale
Rm 3,28; 4,3; Confessione di Augusta art. IV (1530); Calvino, Istituzione III.11